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La sedia

La sedia
30 Novembre 2020 Calendarioserveco

La sedia

Illustratore: Matteo Alemanno

Questa è la storia di una sedia che non ne voleva sapere di ospitare pigri e mollaccioni, ma voleva essere un trampolino. “Sono ambiziosa, basta chiappe stravaccate, qui servono glutei muscolosi”, pensava in continuazione.

Peccato che, essendo una sedia, per quanto si sforzasse a pensare, rimaneva immobile dove veniva spostata dagli umani e non poteva fare altro che accettare il destino di essere un oggetto da riposo. “Non può andare peggio di così”, si convinse alla fine, quando i suoi colori iniziavano a sbiadire e manco lei si ricordava di che legno era fatta. Peccato però che anche in questo caso si sbagliava, e di brutto. Fu presa, caricata in macchina all’improvviso e abbandonata lungo i margini della strada. “Che fine indegna”, pensò. Avrebbe pianto se avesse avuto gli occhi. Aveva sentito confabulare gli umani: “Non ci serve più, è vecchia e traballante”, dicevano indicandola, come se lei non avesse sentimenti o emozioni. Ora quegli umani l’avevano abbandonata per strada, dimostrando di non essere né sensibili verso le sedie, né verso l’ambiente, dato che c’erano mille modi diversi di disfarsi di una sedia.

La sedia era ormai disperata: sarebbe diventata marcia, quindi sarebbe scomparsa così, senza nemmeno poter decidere il modo. Ma non aveva fatto i conti con la fortuna, perché dopo soli due giorni di lì passò un ragazzo. “Che bella sedia” disse ad alta voce. La prese con una mano e la girò e rigirò, mirò e rimirò. Sembrava che ci sapesse fare con le sedie tanto tanto che, se avesse avuto le guance, sarebbe arrossita un po’. La prese con sé e la portò a casa sua. Fu un lavoro di martello e di pialla, fu un lavoro di sudore. La sedia aveva un brivido ogni volta che lui sfiorava il suo legno: “Chissà cosa farà di me…”, si chiedeva un po’ sfacciata.

Il ragazzo la fece sbocciare, realizzando quello che in cuor suo, della sedia, era da tempo: nessuno si sarebbe seduto su di lei, mai più flaccidume e pigrizia, ma solo nervi tesi ed energia. Il giovane era un maestro dell’arte del circo e si appoggiava su di lei per volteggiare e fare capriole, si teneva su una mano, o su un dito. La prese con sé e con lei girò il mondo: “Sono un trampolino” diceva alle altre sedie quando le incontrava nelle piazze dove il ragazzo si esibiva.


Liberamente tratto da: “Una sedia robusta

Autore: Massimiliano Martucci
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