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La maglietta rossa

La maglietta rossa
30 Novembre 2020 Calendarioserveco

La maglietta rossa

Illustratore: Onofrio Catacchio

“Jamilah, è ora di andare“ mi disse. Dovevamo lasciare la nostra terra, le nostre case portandoci appresso solo pochi stracci e una valigia di ricordi indelebili. La temperatura globale si era alzata. Ampie parti del nostro territorio erano diventate più aride, ed era aumentata la siccità. La violenza e l’intensità delle piogge erano cambiate, le alluvioni erano sempre più devastanti.

Ci mettemmo in marcia che era ancora notte. Non avevo nemmeno cinque anni. “Voglio regalarti il futuro” diceva mio padre. “Ma cos’è il futuro, papà” domandavo io un po’ stizzita. “Il più bel regalo che si possa ricevere” mi ripeteva mentre a fatica raggiungevamo la spiaggia. Arrivammo che il sole era già alto. C’era altra gente, si sentivano urla, pianti e voci concitate. Ero sudata, avevo fame e faceva un caldo infernale. “Ecco la barca che ci porterà nella nostra nuova terra. Lì potrai prendere in mano il tuo futuro. Restami sempre accanto e non aver paura” disse mio padre mentre salivamo a bordo.

Eravamo quarantasei, su una barca che poteva portarne appena venti, le donne a poppa, gli uomini a prua. C’era puzza di sudore misto a benzina e nessuno diceva una parola. La barca si faceva strada a fatica fra le onde. Arrivò la notte e tutto era tranquillo, il mare calmo e il cielo pieno di stelle. Ricordo che mi addormentai stretta a mio padre.

La notte successiva fummo sorpresi da una tempesta. Papà si levò la maglietta rossa e con questa mi legò stretta alle sue spalle. Vedevo i suoi ricci neri bagnati dalle onde. La barca tenne un poco e poi si rovesciò. Finimmo in mare, molti non sapevano nuotare, sentivo le loro urla soffocate. Mio padre annaspava fra le onde, cercava di afferrare la barca, di aggrapparsi a qualsiasi cosa. Mi stringevo con tutte le mie forze alle sue spalle, la maglietta ci teneva uniti. Poi un’onda ci travolse, poi un’altra e poi un’altra ancora. E poi il nulla…

Sono seduta sul balcone di casa mentre leggo sullo smartphone le ultime notizie del giorno. “Nuovi esodi ai tempi dei cambiamenti climatici” cita una testata giornalistica. Janis sbuca dalla porta, i capelli spettinati e una scatola in mano. “Hai di nuovo rovistato nel mio armadio!” gli dico con tono di rimprovero. “Scusa mamma, cercavo Spiderman, forse è quì dentro” risponde pronto Janis. “Vieni quì” gli dico sorridendo. “Vediamo se davvero è quì dentro”. I suoi occhi brillano e seguono attenti le mie mani mentre con delicatezza apro la scatola. Dentro, piegata con cura, c’è una maglietta rossa, sbiadita dal tempo ma che conserva ancora l’odore del mare. “Cos’è mamma, il vestito di un supereroe?” mi chiede Janis. “Sì, piccolo mio, è proprio il vestito di un supereroe” gli rispondo con voce tremante. Janis spalanca i suoi occhi neri “Wow!! davvero?” mi dice “e come si chiama?” “Si chiama Futuro, Janis. Si chiama Futuro”.


Autore: Arcangelo Saracino
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