Calendario Serveco 2026. Poesie e illustrazioni

“L’essenziale è invisibile agli occhi”

C’è, ma non si vede. È vitale, ma spesso è usata in tono dispregiativo (esempio: “Parli solo per dare aria alla bocca”, “Darsi delle arie”, eccetera). L’aria è l’ambiente in cui viviamo, o meglio, in cui è possibile che la vita si sviluppi. Senza l’ossigeno non potremmo sopravvivere e, l’inquinamento dell’aria, a causa di CO₂ e metano, crea l’effetto serra, che riscalda la Terra e accelera i cambiamenti climatici, mettendo a rischio la sopravvivenza della nostra specie.

Nell’aria ci sono i virus, impercettibili a occhio nudo, i più grandi antagonisti degli esseri viventi, eppure grazie ad essi siamo stati capaci di far evolvere le nostre difese immunitarie. L’aria è essenziale, quindi, ma come ogni cosa essenziale — come direbbe Il Piccolo Principe — è invisibile agli occhi.

Nelle nostre società la vista è forse il senso più importante. Nell’era dell’informazione, la comunicazione ha assunto un valore predominante. Non occorre più fare qualcosa, ma a volte sembra che basti raccontare di averle fatte. Darsi delle arie diviene quindi una capacità fondamentale per avere successo.

Questo approccio non coincide con la nostra vision e con la nostra storia, come Serveco. La comunicazione è sempre stata intesa come educazione e, come con questo calendario, abbiamo preferito essere un esempio, piuttosto che seguire modelli altrui.

E l’aria, per noi, è importantissima. L’aumento dei gas serra è un fenomeno che dimostra come non esistano confini, perché l’inquinamento prodotto in Italia, impatta tutto il mondo. La sostenibilità dovrebbe insegnarci, in questo momento storico molto delicato, che siamo tutti sotto lo stesso cielo.

Un cielo fatto di aria, appunto.

Pietro Vito Chirulli  |  Carmelo Marangi

Gennaio 2026

L’Aria non ha Residenza, né Vicini, Né Orecchie, né Porta,
Né Apprensione per l’Altro
Oh, Aria Felice!

Eterea Ospite anche d’un Cuscino d’Esule –
Essenziale Padrona, nella gemente, vaga Locanda della Vita, Dopo la Luce la tua Consapevolezza Mi si accosta
Finché parte, persuadendo la Mia –

Emily Dickinson, trad. Giuseppe Ierolli, da Tutte le poesie (Mondadori)

Illustrazione di Pasquale Ferrara

Febbraio 2026

L’inquinamento atmosferico è un problema per gran parte del mondo in via di sviluppo e si ritiene che uccida più persone in tutto il mondo dell’AIDS, della malaria, del cancro al seno o della tubercolosi. Il particolato atmosferico (PM) è estremamente dannoso per la salute e, secondo le stime precedenti, causa tra i 3 e i 7 milioni di morti all’anno, principalmente per la comparsa o il peggioramento di malattie cardiorespiratorie. Le fonti di particolato includono le centrali elettriche, gli impianti industriali, le automobili, la combustione di biomassa e i combustibili fossili utilizzati nelle case e nelle fabbriche per il riscaldamento. In Cina, secondo le stime precedenti, l’inquinamento atmosferico contribuisce alla morte di 1,2-2 milioni di persone all’anno.

Organizzazione Mondiale della Sanità, “7 milioni di morti premature legate ogni anno all’inquinamento atmosferico”, Ginevra, (25 marzo 2014)

ndr: All’inizio del 2025 è stato pubblicato il rapporto “State of Global Air 2024”, prodotto dall’Health Effects Institute (HEI) in collaborazione con l’Institute for Health Metrics and Evaluation (IHME) e con il supporto di UNICEF, basato su fonti del 2021. Secondo questo rapporto, l’inquinamento atmosferico, nell’anno di analisi, ha causato 8,1 milioni di morti premature, diventando il secondo fattore di rischio globale per mortalità, dopo l’ipertensione e davanti al tabacco. Di queste, circa il 58% è attribuibile all’inquinamento atmosferico esterno (PM2,5), il 38% all’inquinamento domestico e il 6% all’ozono. Il rapporto sottolinea che il 99% della popolazione mondiale vive in aree con livelli di PM2.5 superiori ai limiti di sicurezza raccomandati dall’OMS.

Illustrazione di Roberto Grossi

Marzo 2026

ARIA (s.f.). Sostanza nutritiva fornita dalla generosità della Provvidenza per ingrassare i poveri.

Ambrose Bierce, trad. Daniela Fink, da Il dizionario del diavolo (1988).

Illustrazione di Nicola Mari

Aprile 2026

L’aria punge con astuzia; è molto fredda.
È un’aria che punge e non chiede altro che d’essere ascoltata.

William Shakespeare, Amleto, act. I, sc. 4.

Illustrazione di Francesco Dossena

Maggio 2026

C’è un’aria, un’aria, ma un’aria che manca l’aria.

Giorgio Gaber, C’è un’aria, da Io come persona (1993)

Illustrazione di Sergio Olivotti

Giugno 2026

L’aria è quella roba leggera
che ti gira intorno alla testa
e diventa più chiara quando ridi.

Tonino Guerra, da I bu (1972)

Illustrazione di Lorenzo Palloni

Luglio 2026

L’aria, in Africa, ha un significato ignoto in Europa: piena di apparizioni e miraggi, è, in un certo senso, il vero palcoscenico di ogni evento. Nel calore del mezzogiorno, oscilla e vibra come le corde di un violino, fa sorgere nell’erba secca vaste distese d’acqua, lunghe strisce di terra con cespugli e colline. Andavamo in quell’aria viva e bruciante; io, contrariamente alle mie abitudini, mi trovavo molto avanti ai carri, con Farah, il mio Dusk e il toto che gli badava. Tacevamo: faceva troppo caldo per parlare. D’un tratto la pianura all’orizzonte cominciò a muoversi e a galoppare. Non era un miraggio: un grosso branco di selvaggina stava venendo verso di noi, di fianco, in diagonale.

“Quanti gnu!” dissi a Farah. Dopo un attimo, però, non fui più tanto sicura di aver visto bene, presi il binocolo ma era troppo difficile distinguere qualcosa a quell’ora del giorno. “Credi che siano gnu, Farah?” chiesi.

Karen Blixen, La mia Africa, trad. Lucia Drudi Demby (Feltrinelli, 2015)

Illustrazione di Giuseppe Falco

Agosto 2026

L’aria è talmente utile alla vita, che ogni volta che vi trovate di fronte a un uomo dovete ricordare questo aforisma: un uomo, per quanto valga, vale meno del volume d’aria che ha respirato.

Ángel Ganivet

Illustrazione di Giacomo Bevilacqua

Settembre 2026

Vivere la poesia è capire l’aria.

Manuel Ríos Ruiz

Illustrazione di Gloria Pizzilli

Ottobre 2026

Le case sugli alberi

Paola viveva con suo padre e sua nonna su una delle colonne più basse, vicino al mare. Quella casa sull’albero era stata costruita dal nonno di suo nonno, in uno dei primi tentativi di sfuggire alla nube rossa. Da lì su, Paola la vedeva ancora: era come un deserto fumoso, un infinito oceano puzzolente fatto d’aria cattiva, puntellato dalle colonne su cui i loro avi si erano rifugiati, collegate tra loro da fili su cui scorrevano rapidi cestini di vimini con quanto serviva per sopravvivere: qualche uovo, rarissimo pane, scatole scadute e libri. Ogni casa sull’albero ospitava tre o quattro famiglie. Paola non aveva mai visto un albero ma sapeva che le famiglie sono tutte rumorose, strette, spaventate. Nessuno, ormai da generazioni, si avventurava giù, nonostante il vento sbattendo sulle colonne le scuotesse quasi a volere spingere giù le case e i loro abitanti. Ogni notte, prima di andare a dormire, la nonna raccontava a Paola di com’era la città prima, delle persone e degli animali che la abitavano, del cibo che profumava le strade, delle scuole, gli uffici, gli ospedali, delle case – non sull’albero ma lì, poggiate sulla terra che ormai la nube rossa nascondeva. Sembravano fiabe, racconti inventati per addormentare una bambina. Erano invece le tracce di ricordi, tramandate a Paola e a chi verrà dopo di lei per ricordare una sola cosa: si poteva fare qualcosa, e non s’è fatto. E tra la salute e il denaro, vinse il denaro. Lì, nelle case sull’albero appollaiate sulle colonne che svettano su una Taranto ormai disabitata, ormai non contavano più tanto, né la salute, né il denaro.

Marco Rizzo

Illustrazione di Deborah Allo

Novembre 2026

Non appare nient’altro che cielo, così vicino alla radice
e l’erba in cima alla collina è a livello dell’aria.
L’aria azzurra e solare, dove, carica di luce, fluttua
una gran nuvola, come una balena morta che i bianchi uccelli piluccano, che galleggia al sole in qualche mare del nord.

L’aria, l’aria – la vita fresca di sangue – l’aria sottile e cercata – il chiaro, caro respiro di Dio, che ci ama:
dove i piccoli uccelli si agitano e i venti si dilettano.
L’acqua è bella, ma non come l’aria.

Guarda, dove si stendono le solide acque azzurre, fatte come d’aria addensata, e più in basso,
i cespugli di felci, si spandono come una foresta, come se ogni poro potesse sentire l’elemento; dove s’insinua il serpente dal rapido sguardo – galleggia fin lì con me, Pauline, ma non come l’aria.

Robert Browning, Pauline: a fragment of a confession (1832)

Illustrazione di Cosimo Miorelli

Dicembre 2026

Ogni cosa è interconnessa. Cielo e terra, aria e acqua. Sono una cosa sola; non quattro, non due e non tre, ma una. Se non sono unite, sono un pezzo incompleto.

Paracelso

Illustrazione di Fabrizio De Tommaso

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il calendario Serveco 2025

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